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Categoria: Aphorisms

Aforismi da Libri, Film, Canzoni…

Vacationing on a Motorcycle…

Vacationing on a Motorcycle…

“Viaggiando in motocicletta le cose assumono un aspetto completamente diverso. In macchina sei sempre in un abitacolo; ci sei abituato e non ti rendi conto che tutto quello che vedi da quel finestrino non è che una dose supplementare di TV. Sei un osservatore passivo e il paesaggio ti scorre accanto noiosissimo dentro una cornice.
In moto la cornice non c’è più. Hai un contatto completo con ogni cosa. Non sei uno spettatore, sei nella scena, e la sensazione di presenza è travolgente, emozionante.”

[R. M. Pirsig – Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta]

“You see things vacationing on a motorcycle in a way that is completely different from any other.  In a car you’re always in a compartment, and because you’re used to it you don’t realize that through that car window everything you see is just more TV. You’re a passive observer and it is all moving by you boringly in a frame. 
On a cycle the frame is gone. You’re completely in contact with it all. You’re in the scene, not just watching it anymore, and the sense of presence is overwhelming.” 

[R. M. Pirsig – Zen and the Art of Motorcycle Maintenance]

 

Affinchè non dimentichiate mai le vostre origini

Affinchè non dimentichiate mai le vostre origini

Titola proprio così una mail ricevuta, a distanza di anni, dal mio professore di Scienza delle Costruzioni, Luciano Rosati, ordinario della Federico II con il quale ho avuto l’onore di sostenere l’esame ormai non pochi anni fa. Docente di una materia che in tanti ricordano come una chimera, della quale, viceversa, io ho un bellissimo ricordo sia per l’aspetto tecnico che umano. Ricordo l’immensa soddisfazione quando mi strinse la mano, in quel momento si gira una boa con la quale ci si sente più che a metà strada per diventare Ingegneri
Professor Rosati che, tra gli altri, non mancava mai di ricordarci, che qualunque strada avessimo intrapreso nella vita, non avremmo mai dovuto dimenticare di essere orgogliosi delle nostre radici.

“Io sono napoletano e vivo nella più antica capitale d’occidente, eravamo metropoli, quando New York non esisteva e Londra e Parigi erano piccole città.

Io sono napoletano e appartengo alla cultura più antica d’Europa, quella cultura che ci permetteva di parlare greco quando tutti parlavano latino.

Io sono napoletano e parlo una lingua che era lingua diplomatica alla corte di Caterina la Grande. Quella lingua che ha dato all’Italia una tradizione musicale, letteraria e teatrale.

Io sono napoletano e vivo in una città dove in 600 anni di inquisizione MAI si è acceso un fuoco per bruciare persone e dove MAI all’inquisizione spagnola fu permesso di insediare un tribunale.

Io sono napoletano e vivo una città che ha fatto dell’accoglienza e della tolleranza la cifra della sua riconoscibilità, una città dove gli Dei antichi vivono insieme agli Dei nuovi, le anime sono così grandi da contenerli e amarli tutti.

Io sono napoletano e vivo in una città che ha inventato “il sospeso”, il caffè pagato all’estraneo che mai conoscerai, perchè nessuno si senta mai così povero da non potersi permettere un caffè.

Io sono napoletano e vivo in una città che anche nel massimo suo splendore e della sua potenza, MAI ha invaso altri popoli con le armi per soggiogarli e dominarli. Li abbiamo sempre conquistati con la cultura con l’amore e con una canzone .

Io sono napoletano e vivo in una città che da sola, insieme a Parigi ha dato un senso alla definizione di FLANEUR, il passeggiare per il passeggiare, per ammirare e godere del paesaggio umano della vita.

Io sono napoletano e possiedo il passato così come il futuro, poichè questa è la città dove tutto comincia e tutto finisce.

Io sono napoletano e il mio destino è affidato all’integrità di un uovo seppellito dal “mago” Virgilio nelle viscere della terra. Perchè la vita se non ha magia non vale la pena di essere cantata.

Io sono napoletano e ho nel corpo tutte le ferite e tutti i dolori di Iside che cerca il corpo di Osiride. Questo corpo mai ricomposto cerco di far nascere nel pellegrinaggio dei sette santuari.

Io sono napoletano e abito una città nata dal corpo di una sirena, morta di dolore per non essere riuscita a sedurre Ulisse. Perchè l’intelligenza non si fece sedurre dalla passione, non sapendo a cosa stava rinunciando.

Io sono napoletano e abito una città della quale Hans Christian Andersen, mirabile inventore di favole venuto a trovarci dalle fredde luci del profondissimo nord, andandosene ebbe a dire: ”Quando sarò morto, tornerò a Napoli a fare il fantasma, perchè qui la notte è indicibilmente bella”.

Si può continuare ad libitum, ma intanto essendo napoletano, non posso non volgere il mio pensiero a chi nasce borghezio e ai suoi simili, noi non saremo mai capaci di tanto odio, noi amiamo il coraggio dell’ironia e a chi ci insultò dagli spalti di uno stadio dicendoci NAPOLETANI VI ODIAMO TUTTI preferimmo rispondere con un ironico GIULIETTA E’ NA ZOCCOLA, Shakespeare non si offese, i cretini non capirono, il mondo intero rise.”

Email del Professor Luciano Rosati – 14/09/2016

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Napoli

Napoli

Napoli

Parto. Non dimenticherò né la via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell’universo.

STENDHAL, 1817

L’importanza della Bellezza…

L’importanza della Bellezza…

Spesso ci si dimentica del ruolo che la bellezza ricopre nelle nostre vite… credo che questo articolo e la lettura di Fabio Volo siano un sunto eccezionale dell’importanza della bellezza…

La lezione di Steve Jobs sulla bellezza, un esempio per i politici

(di Curzio Maltese)

Quando Steve Jobs raccontava d’aver lasciato l’università per seguire un corso di calligrafia, non svelava soltanto un aspetto del proprio carattere e di una biografia straordinaria.
La madre studentessa, com’è noto, aveva abbandonato il piccolo Steve dopo la nascita per finire gli studi. Jobs ricorda a tutti quanto è importante la bellezza nelle scelte della vita e quanto sia al centro del mercato. Senza quella scelta bizzarra e in apparenza futile, Apple non avrebbe avuto caratteri tanto belli. Quando, da ragazzo, ho cominciato a fare il giornalista, indeciso fra altri mestieri, la scelta estetica ha contato almeno quanto la formazione politica e perfino più del bisogno di trovare in fretta un lavoro finito il liceo (all’epoca, in Italia si veniva assunti anche a diciannove anni). La mia Olivetti 22 mi sembrava l’oggetto più perfetto del mondo. Almeno fino a quando non ho visto la linotype, una specie di macchina magica per trasformare le parole in piombo. Il giornale in sé miè sempre parso un’opera d’arte e provo una fitta allo stomaco ogni volta che penso all’estinzione del quotidiano su carta. Gli italiani nell’editoria hanno avuto un ruolo centrale, hanno inventato con Gianbattista Bodoni i caratteri moderni. Più o meno gli stessi che 250 anni dopo hanno fatto la fortuna della Apple e di Jobs, quindi di Windows e di Bill Gates, imitatori dei primi. Prima avevamo fatto la fortuna della Olivetti, che avrebbe potuto diventare come la Apple. Se esistesse un grande politico in Italia dovrebbe fare un discorso sulla bellezza. Perché è da qui che bisogna ripartire per uscire dalla crisi. Dalla capacità storica italiana di produrre bellezza. Quando si scorre l’album del boom economico anni Sessanta, quello che rimane è un’infinita serie di oggetti magnifici: la Vespa, la Giulietta, la Lancia, la 500, le lampade Fontana e Castiglioni, le plastiche Moplen, i frigoriferi Ignis, la poltrona Sacco, le cucine e si potrebbe continuare per pagine e pagine. Ancora oggi le quattrocento medie industrie esportatrici sulle quali si fonda la ricchezza nazionale, devono gran parte del successo al senso del bello, che producano vestiti o macchinari, occhiali o simulatori di volo. A un giovane ambizioso, oggi bisognerebbe consigliare di seguire un corso di calligrafia, invece del master alla Bocconi per imparare a far soldi in Borsa. Tanto, se andiamo avanti così, presto non ci sarà più niente su cui speculare.

(da: Il Venerdì di Repubblica - 29.11.2011)

Gran professione quella dell’ingegnere!

Gran professione quella dell’ingegnere!

Herbert Hoover - Presidente USA (1928/32)
Herbert Hoover

Gran professione quella dell’ingegnere!

Con l’aiuto della scienza ha il fascino di trasformare un pensiero in linee di un progetto per realizzarlo poi in pietra o metallo o energia. Quindi creare lavoro e case per gli uomini elevando il tenore di vita e aggiungendone conforto.
Questo è il grande privilegio dell’ingegnere e anche il grande rischio perché le sue opere, a confronto di quelle di altri uomini e professionisti, sono all’aperto, sotto lo sguardo di tutti.
I suoi atti – passo, passo – sono di dura materia.
L’ingegnere non può seppellire i suoi errori nella tomba come i medici; né può trasformarli in aria sottile o darne colpa ai giudici come gli avvocati.
Egli non può coprire i suoi insuccessi con alberi o rampicanti come gli architetti, né, come i politici, riversare gli errori sugli oppositori sperando che la gente dimentichi.
L’ingegnere, semplicemente, non può negare quello che ha fatto e viene condannato se l’opera non regge.
D’altra parte, in contrasto con quella dei medici, la sua non è vita in mezzo ai deboli, né la distruzione è il suo scopo, come per i militari, e le contese non sono il suo pane quotidiano come per l’avvocato.
All’ingegnere compete rivestire di vita, conforto e speranza lo scheletro della scienza.
Con il passare degli anni senza dubbio la gente, se mai lo ha saputo, dimentica l’ingegnere che ha costruito. Qualche politico avrà posto il suo nome o quella sarà stata attribuita a qualche promotore che ha fatto uso del denaro altrui.
L’ingegnere, con una soddisfazione che poche professioni conoscono, gode dei benefici senza fine che scaturiscono dai suoi successi: il verdetto dei suoi colleghi è il solo titolo d’onore che egli desidera.

Herbert Hoover (Presidente USA, 1928/32)